Numero uno dell’Inter Club Parlamento e presidente del Senato, se proprio dovesse buttare giù dalla torre una delle due cariche il tifosissimo nerazzurro Ignazio La Russa non avrebbe dubbi: lascerebbe la seconda carica dello Stato italiano. Una battuta, scherzosa ovviamente, con la quale il noto politico siciliano ha chiuso l’intervento a Un giorno da pecora, trasmissione irriverente di Radio Rai 1.
Lo scudetto dell’Inter: le parole di Ignazio La Russa
La Russa riavvolge il nastro: “Il campionato è stato divertentissimo per noi, partivamo da una sconfitta clamorosa, fino a pochi giorni prima si sperava nel Triplete. Le prime partite non erano andate bene, vincere è stato un cammino importantissimo”.
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Fatto il punto sulla concorrenza – “Gli avversari erano modesti. Non abbiamo dovuto faticare molto nell’ultimo periodo. Dopo la vittoria con la Roma era in discesa” – il senatore di Fratelli d’Italia ammette che a livello emozionale nulla potrà superare lo scudetto-in-faccia di due stagioni fa: “A San Siro avevamo vinto il ventesimo ma in casa del Milan, due terzi dello stadio era rossonero. Devo dire che è stata una soddisfazione ancora migliore”.
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La Russa ha fatto le ore piccola domenica sera. Vede in Giuseppe Marotta l’uomo simbolo della cavalcata e fa un paragone – sicuramente ironico, ma piuttosto straniante – tra Federico Dimarco e l’avversaria politica Elly Schlein: “Dimarco è il più interista di tutti. Sinistro? Arriva da sinistra e converge a destra, come la Schlein. Stavo scherzano eh“.
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Il presidente del Senato non si vergogna dello scudetto di cartone, anzi: “se ce ne vogliono dare altri li prendiamo”. Un giocatore da rubare ai cugini del Milan? Maignan, ovviamente. Ma cosa sceglierebbe tra un nuovo governo di destra e la quarta Champions League nerazzurra? Non lascia, ma raddoppia, prendendo il pacchetto completo.
Poi, dopo aver detto di preferire comunque Giorgia Meloni a Lautaro Martinez perché quest’ultimo avrebbe comunque l’affetto del 100% degli interisti, spiega i motivi del coro preferito: “Quello che ricorda che c’è una discendenza da padre in figlio per l’amore per l’Inter”.



