Scudetto numero ventuno, l’Inter si laurea campione d’Italia 2025/26. I voti della mezzeria nerazzurra.
Barella alla distanza, Calhanoglu dalla distanza
Dumfries 7: si apprezza il cibo solamente se si conosce il digiuno. Ecco, sempre che ci fossero stati dubbi, abbiamo capito il vero peso specifico dell’olandese durante l’assenza forzata dal rettangolo verde. In particolar modo non appena il coefficiente di difficoltà si è alzato. Ora, venticinque milioni sono (forse) solo la metà del suo valore reale: perderlo a quelle cifre sarebbe un’autorete clamorosa.
Luis Henrique 6: un lungo e lento percorso di crescita mai veramente portato a compimento. Troppo timido per essere un esterno d’attacco, troppo morbido per aspirare a diventare un terzino. Né carne né pesce: ma tutto sommato LH merita una sufficienza stiracchiata.
Barella 6,5: due terzi di stagione da brutta copia della mezzala corsara che dal 2019 fa applaudire San Siro. Tante critiche, anche da queste righe, ma con il merito di essere venuto fuori – tra la cinquina alla Roma e le quattro reti di Como – nel momento più delicato della stagione.
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Frattesi 5,5: annata complicata per la mezzala romana. Alle noie fisiche nella prima parte della stagione hanno fatto seguito prestazioni mai del tutto soddisfacenti. Francamente dalla sua proverbiale fame di arrivare ci saremmo aspettati qualcosina di più…
Calhanoglu 7,5: gossip e voci di mercato in estate? E chi se li ricorda più. Con la precisione chirurgica di un’esecuzione dal dischetto o come soluzione balistica dalla lunga distanza per risolvere situazioni difficili il centrocampista turco ha confezionato un’altra annata con i fiocchi. Regista, nel vero senso della parola.
Inter, il pagellone dei campioni d’Italia: sorpresa Zielinski, Dimarco mostruoso
Zielinski 7: uno dei tanti meriti di mister Chivu è stato quello di ritrovare il polacco, ingrigitosi sotto la gestione Inzaghi. Da possibile partente a punto fermo del reparto nevralgico. Sia da mezzala (meglio) che da vertice basso, ciliegina sulla torta la rete che a San Siro ha steso la Vecchia Signora.
Mkhitaryan 6,5: come gli altri colleghi con più primavere sulle spalle anche l’armeno ha sentito il peso degli anni che passano. Ma una gestione più oculata del suo minutaggio ha permesso all’armeno di esprimersi sempre su livelli discreti. Pesantissimo, tra le altre cose, il gol di Lecce.
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Sucic 6: pochi gioielli, come la rete segnata alla Fiorentina, e lunghissime pause che in parte con il senno del poi hanno avuto il loro perchè – leggere alla voce tripla frattura alla mano. La prima stagione italiana del croato aveva aspettative molto alte. Ma la sensazione è che – una volta finito il rodaggio – il suo talento possa davvero esplodere.
Diouf 6: a lungo oggetto misterioso della stagione nerazzurra, il franco-senegalese ha mostrato nelle poche occasioni concesse lampi di classe cristallina. Se capirà la sua dimensione (ruolo) nel pallone italiano nel futuro prossimo potrà tornare utile.
Dimarco 8: il calo fisico di marzo e aprile non cancella le cose mostruose fatte fino a febbraio. Da quando l’Inter si è presa stabilmente la testa della classifica (fine dicembre) Dimash ha messo lo zampino praticamente in ogni vittoria nerazzurra. Impreziosisce la stagione firmando il record italiano di assist in un campionato.



