Scudetto numero ventuno, l’Inter si laurea campione d’Italia 2025/26. I voti degli avanti nerazzurri e di mister Cristian Chivu.
Il miglior attacco del campionato
Lautaro 9: non c’è giocatore della Beneamata che in pubblica uscita non abbia sottolineato l’importanza del capitano – del suo esempio, delle sue parole, dei suoi gesti – nell’economia familiare dello spogliatoio. Forse, ancora più dei gol e delle questioni tattiche (ah, che fatica senza Lautaro!), il peso specifico del numero dieci nello scudetto numero ventuno va valutato proprio a tutto tondo.
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Thuram 7: copia e incolla della valutazione su Barella. Come per la mezzala sarda non abbiamo mai messo in discussione il valore assoluto, semmai certi atteggiamenti. Dalla risate con il fratello alla quarta rete della Juventus allo Stadium fino all’indolenza sul campo dei primi cento giorni del 2026, Tikus, come sbucato dall’uovo di Pasqua, si è ripreso il mondo Inter nel momento più delicato della stagione. Ovvero quando Milan e Napoli avrebbero potuto seriamente riaprire ogni discorso.
Esposito 7: immaginate se – in un altra linea temporale – dopo la cinquina presa dal Psg Simone Inzaghi non si fosse dimesso. A luglio, dopo il Mondiale americano per club e nonostante la bella rete siglata al River Plate, il Demone di Piacenza avrebbe spedito nuovamente FPE in giro per l’Italia a farsi le ossa. Magari per sostituirlo con il Correa o il Caicedo di turno. Cosa ci saremmo persi? Ad ogni modo: cresci bene giovinezza…
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Bonny 6,5: il voto di fine stagione è la media esatta tra l’otto dell’andata e il cinque del girone di ritorno. Il 2025/26 del franco-ivoriano, seppur segnato da un’evidente involuzione, resta comunque più che positivo.
Inter, il voto del mister campione d’Italia
Chivu 10: psicologo, stratega, oratore e avvocato. Ci sono tanti mister Chivu all’interno di un solo campionato, iniziato in quei primi giorni di giugno 2025 (quando si ritrovò – tra l’ironia di tanti ma non di certo di chi scrive – la più classica delle patate bollente tra le mani) e terminato nel bagno tricolore del ventunesimo scudetto. È lui, l’ex terzino con l’elmetto, il vero uomo in più di questa meravigliosa cavalcata. Il perché lo sappiamo tutti: se la perfezione non è umana la prima gestione nerazzurra del dittatore democratico diventa l’eccezione che conferma la regola.



