Quando parla di Inter è sempre molto centrato. Allora vale la pena di ascoltarlo: sul proprio profilo Facebook il giornalista – e tifoso nerazzurro – Fabrizio Biasin ha commentato l’imminente addio di Piero Ausilio alla società nerazzurra.
Il post di Biasin sul caso Ausilio
Scrive sui social la firma di Libero: “Piero Ausilio lascerà l’Inter dopo 28 anni. Qualche settimana fa gli è stato proposto un anno di prolungamento (dal 2027 al 2028), ha capito che a monte non lo ritenevano più importante (in realtà lo aveva compreso da tempo) e ha declinato l’offerta. “Prima però devo portare a termine il mercato”. Così ha fatto. Nel corso di questi 28 anni ha sbagliato alcune cose e ne ha azzeccate altre, ha preso dei granchi e acchiappato succulenti parametri zero, è inciampato nei Kondogbia e ha brillato con i Calhanoglu e i Thuram. E per ognuna di queste operazioni si è preso applausi o pernacchie: c’è chi lo ha amato e celebrato e chi contestato e detestato. Fa parte del gioco“.
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Continua Biasin: “E però tutti abbiamo sbagliato. Sapete perché? Perché non abbiamo capito qual è il reale compito di un direttore sportivo. Il bravo direttore sportivo non si valuta per un giocatore indovinato o uno sbagliato, ma per cose decisamente più importanti”.
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E ancora: “ Il bravo direttore sportivo è quello che riesce a dare equilibrio al gruppo, a mettere insieme stelle e comprimari, a convincere Tizio ad andare via e Caio a non accettare il corteggiamento di squadre ben più ricche. In definitiva, è quello che riesce a costruire squadre all’altezza. “Prendere giocatori” e “costruire squadre” sono due cose molto molto molto diverse“.
Come un tatuaggio
Spiega quindi il giornalista lombardo: ” “Ecco, Piero Ausilio – tra errori, inciampi, colpi di genio, invenzioni – insieme al resto della squadra dirigenziale ha saputo costruire rose all’altezza. E questa cosa è certificata non dal qui presente pelato, ma da tutti coloro che ogni primo settembre – cascasse il mondo – indicano l’Inter come la favorita, quella che deve vincere, la più forte. E questo nonostante disponibilità limitate, mercati faticosi, spesso a saldo zero e bilanci che, in contemporanea e per merito di tutti, sono tornati incredibilmente a sorridere”.
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Conclude il post: “A meno di sorprese, l’Inter dopo 28 anni perderà Piero Ausilio, un bravo dirigente. C’è chi legittimamente non sarà d’accordo con questa considerazione, ma di sicuro dovrà esserlo con quest’altra: l’Inter senza Piero Ausilio perde un grande interista. Diceva così, solo qualche mese fa: “Io l’Inter ce l’ho dentro”. Un tatuaggio impresso sulla pelle 28 anni fa“.


