455 partite con la maglia dell’Inter non sono cosa ordinaria: per undici lunghe – e spesso difficili – stagioni Samir Handanovic è stato l’ultimo baluardo della Beneamata. Il portiere sloveno, che da qualche tempo ha intrapreso la carriera di allenatore, è stato intervistato dal Giornale.
Inter, l’opinione di Handanovic
Il capitano del ritorno al tricolore ha spiegato innanzitutto il motivi della separazione dal club meneghino: “Abbiamo parlato a marzo, mi avevano offerto la Primavera, era un’opportunità di crescita, avrei accettato, ma volevo giocare col mio gruppo. Parlo di giocatori, di ragazzi, anche sotto età. Con cui impostare un programma di crescita. Ma nei settori giovanili italiani c’è un’abitudine sbagliata, che è una delle cause dei vostri problemi. Avrei allenato i miei ragazzi in settimana e poi in partita avrei dovuto fare giocare chi non l’aveva fatto nell’Under 23. Il senso di tutto ciò? Se non sei buono per giocare in Serie C, perché devi farlo con la Primavera? Il club non ha accettato il mio principio, così mi sono fatto da parte“.
Lo scambio di battute poi riavvolge il nastro: “Con Spalletti che sono state create le fondamenta. E quella non era una squadra fortissima, da scudetto, siamo arrivati due volte quarti all’ultima giornata, ma era il nostro valore. Poi con Conte, la sua mentalità e la sua tattica, sono arrivati acquisti importanti: ed è nato lo zoccolo duro dell’Inter vincente, di cui hanno beneficiato anche gli allenatori successivi“.
Handanovic poi, dopo aver precisato che “noi abbiamo costruito” e altri “hanno raccolto” (il quotidiano milanese lo sollecita nel confronto con Sommer, a livello di scudetti vinti) spiega il vero motivo per cui la Beneamata da tanti anni primeggia nel calcio italiano: “L’Inter è cresciuta nel tempo, la continuità è la sua forza. Parlo dei dirigenti, ma soprattutto del campo. C’è un nucleo italiano e anche fra noi stranieri ci sono ragazzi che essendo qui da tanto tempo hanno assimilato questo calcio“.


