Lo sport, spiegava George Orwell – e in particolar modo il calcio, aggiungiamo noi – é la guerra senza i proiettili. Si può perdere una battaglia, quel che conta – alla fine della stagione – è aver vinto (appunto) il conflitto nel suo insieme. Questione di tattica, accorgimenti, saper sfruttare i punti deboli dell’avversario nel singolo incontro, faccende inerenti a lavoro, forza e continuità di risultati nel secondo caso. È da leggersi in quest’ottica l’ultimo derby della Madonnina con il sornione Milan di Massimiliano Allegri che ha fatto lo sgambetto – proprio alla vigilia del compleanno – all’Inter di Cristian Chivu.
Il punto debole della capolista
A proposito dei due allenatori: all’inizio di questa stagione il tecnico romeno si presentava ai nastri di partenza con tredici partite di Serie A (e più in generale, tra i “grandi”) nel curriculum vitae. Giusto per fare un confronto, sempre ad agosto, la bacheca di Max nella sua ben più nutrita esperienza in panchina poteva contare su quattordici trofei – sei scudetti, cinque volta la Coppa Italia e tre Supercoppe.
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Dettagli, che fanno la differenza. Come sulla rete di Estupinan, “preparata” in settimana proprio per sfruttare uno dei problemi della capolista – vedere la voce attaccare-Luis-Henrique-alle-spalle e andarsi a leggere le dichiarazioni a caldo sia di Allegri che di Estupinan.
Inter, Cristian Chivu vincerà la guerra?
Particolari che, al contrario, l’Inter non ha saputo leggere. In una stracittadina totalmente diversa da quella dell’andata, i nerazzurri – incapaci di creare pericoli con l’azione manovrata (e nell’impossibilità di sfruttare le transizioni, a maggior ragione dopo essere andati in svantaggio) – si sono intestarditi in uno sterile possesso palla. Quando – forse, forse – sarebbe bastato l’andarsi a creare un po’ di confusione nell’area avversaria: in questa stagione la seconda forza del campionato ha subito sette rigori a sfavore (più un altro paio di situazioni alquanto dubbie). La controprova? Negli ultimi tre minuti con il calcio d’angolo segnato (sì a gioco fermo ma con tutti i giocatori in movimento) e con l’episodio controverso del braccio di Samuele Ricci.
Accortezze che sono costati punti e gli ottavi di Champions League: i gol divorati nel primo tempo a Napoli e in tutto il derby d’andata, gli errori individuali sulle reti nel finale di Atletico Madrid e Liverpool, l’aver permesso – al ritorno – agli stessi campioni d’Italia uscenti di tornare in partita per ben due volte.
È un dato di fatto: questo gruppo – che a giugno dovrebbe subire un profondo restyling – ha il merito di saper vincere facendo valere alla lunga i propri punti di forza. Ma quando c’è da mettersi lì pazienti a ragionare – o vincere gli scudetti punto a punto – mette a nudo tutte le sue fragilità. Cristian Chivu con il tempo imparerà a vincere le battaglie: al momento potrebbe “accontentarsi” di vincere la guerra. Ad agosto chi l’avrebbe mai detto?



