Si dice spesso che il pallone, in particolar modo nei suoi protagonisti in campo, manchi di esempi. L’ormai ex terzino dell’Inter Matteo Darmian è l’eccezione che conferma la regola. Tanto nel comportamento al di fuori del rettangolo verde, quanto nelle faccende tipiche del calcio giocato. La Gazzetta dello Sport ha intervistato il “buon soldato” (anzi, ottimo) italiano.
“Ho dato tutto”
L’ormai storico numero trentasei, che ha gentilmente declinato la proposta dei campioni d’Italia per un incarico nel settore giovanile, si vede ancora calciatore. Preferibilmente in Italia, dove l’Inter – ad ogni modo – resta diversa dalle altre. Il recente passato commuove Darmian: “Tre scudetti, tre Coppe Italia, tre Supercoppe e due Champions solo sfiorate, a Istanbul e Monaco: quelle coppe mancate sono i miei rimpianti più grandi. L’Inter mi ha semplicemente cambiato la vita, come uomo e come calciatore. Ad Appiano ho trovato un ambiente straordinario, dove mi sono sentito bene fin dal primo giorno e ho potuto esprimermi al 100%. Questo mi ha permesso di scrivere un pezzettino di una storia incredibile. Mentirei se dicessi che non mi manca: quando sei stato bene in un posto è difficile andare via… Però sono sereno perché so di avere dato tutto”.
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In nerazzurro ha vissuto una seconda giovinezza professionale. La sua migliore versione, parola del laterale: “Non ho mai rubato l’occhio, ma ho sempre cercato di essere un buon soldato e di fare nel miglior modo possibile quello che mi veniva chiesto. Anche nell’ultimo anno, pur giocando meno, mi sono allenato sempre al massimo. Se i giovani, ma anche i compagni più esperti, hanno preso in parte esempio da me, allora ho fatto bene il mio lavoro“.
Inter, le parole di Darmian
L’eredità del quarantasei volte nazionale azzurro e di Denzel Dumfries è stata solo sfiorata da Marco Palestra. Spiega Darmian: “Rispetto la sua scelta e nessuno dovrebbe sindacarla. Ogni situazione è diversa e molto dipende anche dalle persone che hai accanto e dai consigli che ricevi, ma penso che la personalità del calciatore possa ancora fare la differenza. Prima di andare a Manchester avevo disputato tre grandi campionati di Serie A e sentivo di essermi meritato quel passaggio. Oggi il mercato è diverso”.



