In assenza di Lautaro Martinez – il Toro tornerà dopo le meritate vacanze – tocca a lui prendersi l’onere e l’onore di fare il capitano: dal ritiro tedesco La Gazzetta dello Sport ha intervistato il centrocampista dell’Inter Nicolò Barella.
Una fonte d’ispirazione
All’ombra della Foresta Nera i campioni d’Italia stanno lavorando atleticamente. Il numero ventitre compirà trent’anni a febbraio: “Vado verso un’annata in cui cerco di sviluppare un gioco un po’ diverso, dato che il mio corpo ogni tanto risponde in maniera differente. Sto provando a giocare un calcio un po’ più ‘furbo’ in termini di gestione, più conservativo. Il nostro modo di giocare, con i quinti che ci aiutano a buttarci avanti, me lo permette“.
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Più che un esempio si sente “fonte d’ispirazione” per i compagni di spogliatoio più giovani. Da Petar Sucic “che ha il calcio dentro” a Francesco Pio Esposito. FPE è “sempre sulla bocca di tutti ma quando è così fai una cosa buona e vieni portato in alto come un dio, poi sbagli e ti criticano. Non è semplice, soprattutto quando sei giovane e in una situazione come quella attuale del calcio italiano, con la Nazionale che non sta andando bene. Ti crea delle pressioni. Ma lo conosco bene e so che sa gestirle“.
Inter, le parole di Nicolò Barella
Barella non si dice sorpreso da Aleksandar Stankovic e spiega riguardato a Yanis Massolin: “Ha grandissima fisicità e buonissima tecnica. E giocatori che abbinano le due cose sono molto difficili da trovare“.
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Gli obbiettivi sono quelli di sempre: ripetersi in campionato e Coppa Italia, vincere anche la Supercoppa italiana e fare ancora più strada in Champions League, definita un “sogno“. Qui l’azzurro si rivela aziendalista: “È un pensiero costante ma sappiamo che, come ha detto anche il presidente Marotta, noi rispetto ad altre squadre che spendono centinaia di milioni sul mercato dobbiamo sempre fare uno sforzo in più. E l’abbiamo fatto, con il nostro gioco, le nostre idee e la voglia di arrivare. L’abbiamo sfiorata due volte, speriamo che arrivi una terza occasione e che sia quella buona“.
Impossibile non parlare di Nazionale. Bare non ha mai giocato un Mondiale: “È quello che vorrei più di tutto in azzurro, andare almeno una volta la Coppa del mondo e giocarmela. Il mio percorso in Nazionale è iniziato con la vittoria di un Europeo e poi mi sono ritrovato a non giocare due Mondiali. Un approccio incredibile e poi una discesa. Questo mi lascia incompleto”.



