Questione di scuole di pensiero. C’è chi dice che per vincere è necessario subire una rete in meno dell’avversario, chi – al contrario – sostiene che la chiave del successo sia farne uno in più dei propri dirimpetta. L’Inter campione d’Italia 2025/26, freschissima di scudetto, ha voluto fare le cose in grande. Andando a segnare in media quasi due gol e mezzo ogni partita.
La creatura di Chivu: una macchina da gol
Nonostante una carriera da calciatore costruita a erigere fortini – pur con un mancino educatissimo – Cristian Chivu fa parte della seconda fazione. Ha detto una decina di giorni fa, prima del pareggio esterno in quel di Torino: “Sono finiti i tempi delle miglior difese che vincono i campionati. È un calcio più moderno questo. Il calcio è più veloce, intenso e verticale, e bisogna adattarsi”. Piccola premessa: pur concordando in toto sulla chiosa finale chi scrive non è così categorico nel definire completamente chiuso il periodo del primo-non-prenderle. Almeno per quello che ha saputo esprimere il pallone italiano in un secolo e un quarto di storia.
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Ovvio, stare al passo con i tempi è fondamentale. Ma il calcio rispecchia pur sempre l’anima del suo popolo. Chiusa parentesi, torniamo a quello che ha saputo dirci un campionato vinto con tre turni di anticipo. In effetti per l’Inter 2025/26 la miglior difesa – reparto che ha dovuto fare i conti con le errori più o meno gravi, ma comunque costanti, di Yann Sommer – è stata proprio l’attacco. Sia come reparto che come macchina da gol.
Inter, uno scudetto a suon di reti
Ottantadue reti in trentacinque partite, capocanniere del campionato e suo vice come coppia d’attacco. Lautaro Martinez finora ne ha messi a segno sedici, Markus Thuram tredici. Una squadra che rispetto alla gestione tecnica precedente ha eliminato la ricerca costante della costruzione dal basso, ha alzato la linea difensiva e asfiassato la concorrenza coordinando alla perfezione il pressing offensivo. Contro il Pisa a San Siro le reti sono state sei, in tre occasioni l’Inter ne ha fatti cinque (e altrettante si è “fermata” a quota quattro).
Aiutata da un parco attaccanti decisamente più performante nelle secondee linee rispetto al passato, la cooperativa del gol è andata a bersaglio con sedici giocatori diversi: da Alessandro Bastoni (autore del primo timbro stagionale) a Luis Henrique – ultimo primo gol della stagione, aspettando Davide Frattesi ancora stranamente a secco.



