Ogni successo, anche calcistico, si basa sempre su solide fondamenta. In casa Inter, riavvolgendo un po’ il nastro fino al Triplete, se l’argentino Walter Samuel è stato il muro di quella gagliarda versione della Beneamata, il brasiliano Lucio fu la colonna portante.
L’Inter del Triplete: come una discesa di Lucio
Nell’estate del 2009 i campioni d’Italia – José Mourinho centrò il tricolore al primo colpo – si ritrovavano con un pacchetto di difensori centrali davvero ben assortito. C’era la rapidità di Ivan Ramiro Cordoba e la personalità di Marco Materazzi. La fisicità di Walter Adrian Samuel e la tecnica di Cristian Chivu (anche se l’attuale tecnico spesso e volentieri andava a vestire i panni del terzino sinistro. Per la perfezione mancava però un tassello, l’uomo capace con una discesa di far salire la squadra – come si suol dire – palla al piede.
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Così l’Inter guardò in Germania, a un centralone brasiliano che si era fatto conoscere in Europa nella sua esperienza ormai decennale tra Bayer Leverkusen e Bayern Monaco. Per soli cinque milioni di euro Massimo Moratti regalò allo Special One l’ultimo pezzo del puzzle difensivo.
Carisma, prestanza e qualità: il campione del mondo 2002 ci mise poco a prendersi il posto nel mezzo della retroguardia nerazzurra. All’ombra della Madonnina il numero sei – che proprio oggi spegne quarantotto candeline – in tre stagioni ha vinto praticamente tutto: Coppa del Mondo, Champions League, scudetto, Coppa Italia (due volte) e Supercoppa italiana.



