Una delle Beneamate più iconiche di sempre è quella che ha giocato (e vinto) a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del decennio successivo. L’Inter dei tedeschi: Andrea Brehme e Lothar Mattheus arrivarono nell’estate del 1988, seguiti dodici mesi più tardi dall’attaccante Jurgen Klinsmann. Nato a Goppingen il 30 luglio 1964 proprio il biondo avanti compie oggi sessantadue anni.
Inter, il triennio di Klinsmann
Un paio di anni fa il Guerin Sportivo lo descrisse così: “Alto, slanciato, con due gambe muscolose e il caschetto alla Caterina Caselli biondo cenere. Quando si lancia alla rincorsa dei palloni, crea linee cinetiche tipo quadro futurista. Dinamismo di un fußballer, alla tedesca“.
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Centoventitre presenze e quaranta gol – in un epoca in cui segnare in Italia, ancora patria del catenaccio, era cosa assai ardita – nei suoi tre anni in nerazzurro. Segna subito all’esordio in Coppa Italia, decidendo la gara con lo Spezia, ripetendosi al secondo turno a Cosenza. Il primo timbro in campionato arriva a Bologna, alla seconda giornata.
Le vittorie in nerazzurro
Nella stagione 1989/90 vince la Supercoppa Italiana, ma è nel 1990/91 che il suo nome si lega a un altro successo. Questa volta continentale, la prima Coppa Uefa dell’Inter. In Europa Klinsmann timbra tre volte: ai trentaduesimi è decisivo nei supplementari con il Rapid Vienna, mentre nel ritorno dei sedicesimi propizia la grande rimonta sull’Aston Villa con la rete dell’1-0. L’ultimo centro è in semifinale: dopo lo 0-0 di Lisbona a San Siro alla mezz’ora abbondante chiude ogni discorso andando a raddoppiare il vantaggio siglato dal connazionale Mattheus. L’Inter supererà poi la Roma in finale.
Nel 1991/92 l’addio di Giovanni Trapattoni – tornato alla Juventus – segnerà la fine del mini-ciclo nerazzurro. La terza e ultima stagione del panzer tedesco all’ombra della Madoninna si concluderà con sole sette reti segnate.



