“Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo” scriveva, aprendo così lo statuto nerazzurro, il 9 marzo 1908 il futurista Giorgio Muggiani. Eppure, per uno scherzo del destino, ci volle quasi un secolo per vedere tra i pali della porta dell’Inter un portiere straniero: nato a Thonon-les-Bains il 18 marzo 1980, Sebastian Frey approdava all’Inter nell’estate del 1998.
Due annate sfortunate
A scovarlo nel Cannes fu Walter Zenga – a proposito di grandi portieri interisti. Inizialmente terzo portiere della rosa nerazzurra, con la cessione di Andrea Mazzantini al Perugia viene promosso nel ruolo di secondo, alle spalle di Gianluca Pagliuca (altro gigante del ruolo). L’annata della squadra è tremendamente storta ma Frey mette comunque a curriculum il fatto di essere il portiere più giovane ad aver mai giocato titolare con la maglia dell’Inter.
LEGGI ANCHE Calciomercato Inter, il suggerimento di Walter Zenga: “In porta? Un italiano”
Dopo un ottimo prestito all’Hellas Verona l’estremo difensore francese nella stagione 2000/01 torna alla base. Altro campionato complessivamente da dimenticare: la successiva rivoluzione estiva lo vede quindi coinvolto in un giro di estremi difensori: va a Parma – dove vince la Coppa Italia – per sostituire un certo Gianluigi Buffon, con Francesco Toldo che dalla Fiorentina approda in nerazzurro.
Inter, più Italia che Francia: la carriera di Sebastian Frey
Carattere, reattività, ottime capacità podaliche ben prima che andasse di moda il gioco (anche) con i piedi dei portieri. Quattro anni in Emilia, sei alla Fiorentina e due al Genoa: troppe stagioni in Italia – pur essendo uno degli estremi difensori più quotati in una Serie A allora centro del mondo – per il selezionatore transalpino Raymond Domenech che diede spazio a Frey in due sole occasioni.
Prima di Julio Cesar, Handanovic, Onana e Sommer. In nerazzurro (e con la nazionale francese) mancò sicuramente la fortuna, non il valore.



