Nei bar, negli uffici, in cantiere, nelle aule scolastiche. Se lo sono chiesti un po’ ovunque tutti i tifosi dell’Inter in questi ultimi giorni: come si può battere il Barcellona? In che modo si può disinnescare tutta la potenza di fuoco del tridente blaugrana (che rispetto all’andata potrà contare a partita in corso anche sulle 700 e passa reti in carriera di Robert Lewandowski)? Se avessimo la bacchetta magica l’avremmo già consegnata a Simone Inzaghi, è fuori di dubbio. La risposta, ovviamente, non può essere univoca: gabbie difensive, letalità nelle ripartenze, coraggio, calci piazzati, cura dei particolari. Oltre all’effetto San Siro. E perché no, anche un pizzico di fortuna. Servirà sicuramente un’impresa. Anzi l’impresa. Ma andiamo con ordine.
Primo obiettivo, non prenderle. O almeno, essendo realisti, subirne uno in meno rispetto alla compagine catalana. Posto che sul versante di destra le qualità fisiche di Yann Bisseck – a patto che il tedesco abbia la testa collegata – possono contenere le giocate del brasiliano Raphinha, dall’altro lato bisognerà – come si suol dire – giocare veramente di squadra. La catena mancina delle meraviglie (Bastoni-Mkhitaryan-Dimarco) sarà infatti chiamata ad un doppio lavoro. Allo stesso tempo pompieri contro i possibilissimi incendi provocati da Yamine Lamal e incendiari nei ribaltamenti di fronte.
Contropiedi che, come abbiamo visto nel secondo tempo del Montjuïc, dovranno essere più-che-fulminei. L’Inter deve averlo capito, al Barcellona piace ballare. Tanto davanti quanto dietro: è rock quando attacca ma – al contrario – goffo e maldestro quando si tratta di difendere: stiamo parlando di quel righello tracciato sulla linea mediana e di certa leggerezza nella palle da fermo. E poi il suo, dovrà farlo San Siro. Ha ricordato Ivan Zamorano, intervistato dalla Gazzetta dello Sport: “Inter-Real Madrid del 25 novembre 1998 finì 3-1: vincemmo con il vento dietro, spinti dalla gente: bellissimo. Sarebbe bello rivivere quel tipo di ambiente“.
Infine ci saranno loro, i singoli protagonisti in campo. Francesco Acerbi, Hakan Calhanoglu, Markus Thuram: la spina dorsale è chiamata a fare la differenza. Oppure, sarà la notte dell’uomo a sorpresa. A proposito, Fabio Caressa, uno che di partite e giocatori ne ha visti tanti, l’ha buttata lì, ripetendolo più di una volta: “Ma sapete che io ho la sensazione che Taremi sarà decisivo contro il Barcellona?“. Basterebbe un’impresa, ben venga pure questo miracolo…



