Denzel Dumfries non ha paura di parlare della Champions League come di un obiettivo per l’Inter di Simone Inzaghi
L’Inter vuole provare a vincere la Champions League. I calciatori ci credono, lo vedono come obiettivo raggiungibile o, almeno, come traguardo da provare a raggiungere due anni dopo la finale persa a Istanbul contro il Manchester City.
Denzel Dumfries si unisce, quindi, ad Alessandro Bastoni. La volontà è di puntare anche alla “coppa dalle grandi orecchie”. A Repubblica lo dice chiaramente, senza dimenticare, tuttavia, lo scudetto:
“Basto” ha sempre ragione. Il campionato è importantissimo, ma perdere la finale a Istanbul nel 2023 non è stato facile. Non sono mai riuscito a riguardare la partita. Vogliamo un’altra possibilità e facciamo di tutto per conquistarla.
Inter, Dumfries: ecco come sono arrivato a Milano
Inter, Denzel Dumfries: vogliamo vincere la Champions League. Devo dire grazie a Simone Inzaghi
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In Champions la difesa è più attenta: un solo goal subito in sei partite. Attacca meno, però, molto meno:
Ne abbiamo parlato, ma una spiegazione semplice non c’è. In coppa dobbiamo conservare lo spirito combattivo, ma facendo più gol. Ora però pensiamo alla Lazio, è fortissima.
Dumfries è arrivato nel 2021 per sostituire un certo Achraf Hakimi. Un compito non facile per Denzel, che, però, non ha mai sentito la pressione. Finora, in tre stagioni e mezzo, 148 presenze, 13 goal e 21 assist:
Achraf è fortissimo, ma non sentivo la pressione. Credo in me stesso e Inzaghi mi ha dato fiducia. Mi ha aiutato a essere più solido e a conoscere il calcio italiano. Non posso dire che sia un amico, perché è il mio coach. Però è una persona eccezionale, abbiamo un bellissimo rapporto. Anche se il primo giorno alla Pinetina non è stato il massimo. Pensavo di fare un paio di foto e stringere mani, invece mi hanno messo subito in campo. Ho aperto il borsone che avevo in auto e ci ho trovato dentro due scarpe sinistre. La destra ho dovuto farmela prestare.
All’Inter ci è arrivato grazie a Piero Ausilio. Il primo contatto è stato con lui, che aveva parlato con Raiola:
Mi chiamò Piero Ausilio mentre giocavo a padel. Mi disse di lasciare la racchetta e correre a Milano. Aveva già parlato con Mino.



