La linea, almeno a livello mediatico, è quella della massima dirigenza. Parola chiave: evoluzione, termine portato in auge a doblete freschissimo direttamente dal presidente Giuseppe Marotta. La Gazzetta dello Sport, tra passato recente e futuro prossimo, ha intervistato l’allenatore dell’Inter Cristian Chivu.
Migliorarsi, quindi evolversi
Si parte, ovviamente, dal principio del 2025/26, alla doppia sconfitta di fine estate contro Udinese e Juventus: “Per un attimo ho pensato che potesse saltare il banco, ma poi ho visto che la società non aveva la stessa mia percezione. Anzi, mi ha subito sostenuto. Io ho sentito solo sostegno e vicinanza“. Secondo il tecnico romeno durante la stagione non si può parlare di un vero e proprio punto di svolta quanto piuttosto dell’aver “imparato a reagire alle difficoltà e alle sconfitte“.
Inter, Chivu alla rosea: “Competitivo e ambizioso. Io voglio vincere, sempre”
E ancora “Io voglio evolvermi, non cambiare. Come voglio che questa squadra possa evolversi nella stagione prossima“. A Chivu non interessano complimenti personali perché “non tutti sanno cosa voglia dire allenare una big come l’Inter, in cui l’obbligo non è solo il bel gioco, ma la vittoria. E noi abbiamo pure giocato bene, oltre a vincere! Non è semplice guidare grandi giocatori con ego forte, conoscenza del gioco e profonda autostima“.
Poi, tirandosi fuori dalla “presunta divisione giochisti-risultatisti” ammette di aver convinto il gruppo a seguirlo “con la mia umanità, con le parole, col lavoro che conta molto di più del tirare pugni sul tavolo“.
Idee chiare e una giusta dose di autostima: “Non mi entusiasmo nemmeno ora che ho vinto, anzi penso che rientri nella normalità di un club così grande. Ora vado avanti, più preoccupato per la prossima stagione perché sono competitivo e ambizioso: io voglio vincere, sempre“.
Uno spogliatoio imporante
C’è poi tempo anche per un breve passaggio dedicato ai tanti detrattori: “Sono accusato di tutto, anche di aver vinto solo due trofei… Non sprecherò energie su discorsi di questo tipo di chi non conosce. Io so qual è il mio ruolo in questa società, ho una certa esperienza per sentirmi a mio agio in uno spogliatoio così importante e capisco come cambiare i miei contenuti in base a quello che voglio trasmettere. Non ho mai parlato di altre squadre e non mi interessa farlo nemmeno nel futuro, ma io difenderò i miei fino alla morte“.



