Il capitano a 360°. Trascinatore e bomber dei campioni d’Italia che – dopo sedici anni – sono riusciti a completare l’accoppiata con la coppa nazionale. Dalle ombre del passato recente a un futuro che si prospetta comunque luminoso. La Gazzetta dello Sport ha intervistato il numero dieci dell’Inter Lautaro Martinez.
Le parole del capitano dell’Inter Lautaro Martinez
La rosea parte da lontano, dall’infanzia del Toro in Argentina. Il domani invece, almeno nelle intenzioni del capocanniere della Serie A, sarà a Milano: “Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi… Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me è difficile immaginarmi da un’altra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrò qui“.
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Non da troppo peso alle “chiacchiere” di Mourinho – lo Special One aveva detto che nella squadra del Triplete non avrebbe giocato nessun interista di oggi – e non guarda alle statistiche personali. Eppure superare Meazza “sarebbe bello perché Meazza è la Storia, dell’Inter e di Milano. Potrei farcela ma devo ricominciare a tirare i rigori“.
Capitano di un gruppo fantastico
Capitano, ma non per caso: “È qualcosa che hai dentro. Non la alleni. Devi avere la personalità, la leadership. E devi essere da esempio. Però un capitano non è niente senza il gruppo. Posso dire che nell’Inter ce n’è uno fantastico, perché tutti hanno la mentalità vincente“.
Lautaro ammette che dopo il Mondiale per Club – e se davvero fosse arrivata un’offerta irrinunciabile – avrebbe potuto vacillare. Quindi lo sfogo pubblico, le vacanze per staccare completamente la spina e l’inizio del nuovo, trionfale, corso.



