Trentotto primavere, quattro trofei alzati con la maglia della Beneamata e tre vite diverse vissute in nerazzurro. L’ex difensore dell’Inter Andrea Ranocchia nasceva il 16 febbraio 1988 ad Assisi per crescere calcisticamente tra Bastia, Perugia ed Arezzo. In Toscana inizia a conoscere il calcio dei grandi – campionato cadetto e Serie C.
Inter, le tre vite nerazzurre di Andrea Ranocchia
Nell’estate 2008 torna in B grazie al Bari – in prestito via Genoa – dove ritrova Antonio Conte (tecnico degli amaranto nel 2006/07). Nella seconda parte della stagione trova continuità. I galletti vincono il campionato e il futuro difensore dell’Inter Andrea Ranocchia anche in Serie A forma con Leonardo Bonucci una giovane coppia di belle speranze. L’anno successivo eccolo al Grifone: la Beneamata lo acquista ma lascia il ragazzo a maturare in rossoblu.
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Questione di pochi mesi, a gennaio 2011 ecco la chiamata che non si può rifiutare. Ranocchia è uno dei profili più promettenti del pallone italiano e arriva tra le rovine di quel decandente impero che è l’Inter post Triplete. Al primo tentativo vince la Coppa Italia ma gli anni successivi si trasformano in un calvario. Di squadra e personale, in un contesto dove il numero ventitre diventa un facilissimo bersaglio della critica. Esplicativa la nota questione della fascia di capitano: assegnata nel 2014/15 per investitura diretta di Javier Zanetti poi tolta in favore di Mauro Icardi.
Da Spalletti in avanti, il cambio di prospettiva
I prestiti alla Sampdoria e all’Hull City, con l’arrivo di Luciano Spalletti in nerazzurro il nostro ritorna in pianta stabile a Milano.
Ma con un ruolo diverso. Prima promessa poi capro espiatorio, ora uomo spogliatoio. Crolla il minutaggio, cresce il peso specifico all’interno del gruppo. La terza vita nerazzurra si conclude con lo scudetto del 2020/21, una Supercoppa e un’altra coccarda tricolore. Anello di congiunzione tra gli uomini del Triplete e lo zoccolo duro (de Vrij, Bastoni, Darmian, Barella, Lautaro) che inizierà a fare la voce grossa in Italia e in Europa del 2020 in avanti. Una rete bellissima (la disperata sforbiciata in Coppa Italia con l’Empoli all’ultimo minuto) e il commovente applauso di tutto San Siro. Particolare quest’ultimo, di primaria importanza.



