Qualcuno già spinge dalla scorsa estate, qualcun’altro lo da già per certo. C’è chi rimane nel mezzo e – più verosimilmente – parla di possibilità in base all’evoluzione del calciomercato: ma quello tra l’Inter e la difesa a quattro è un matrimonio che s’ha da fare?
Calciomercato Inter: il nodo della difesa
Partiamo da un ovvio presupposto: nel pallone non esistono ricette. E pazienza se nel resto d’Europa le squadre più imporanti difendono a quattro. Se c’è una cosa che nell’Inter funziona è lo spartito tattico: un 3-5-2 in fase offensiva che quando è l’ora di mettersi sulla difensiva si schiera dietro con una solida linea a cinque. Già dai tempi di Simone Inzaghi, si vadano a rivedere le barricate di Oporto nel ritorno degli ottavi di Champions League 2022/23. Ora, se la Beneamata non ha la miglior difesa della Serie A bisognerebbe porre l’accento sull’involuzione di Yann Sommer – anche statisticamente, evidente da inizio stagione – e pertanto non sbagliare la scelta del numero uno che andrà a sostituire lo svizzero.
Poi ovviamente si può discutere su certi interpreti: sull’inserimento o meno di un centrocampista muscolare e di un uomo che, sapendosi muovere tra le linee nell’uno contro uno, riesca a creare quella superiorità numerica che spesso manca alla capolista di Serie A.
Denzel Dumfries e Federico Dimarco
Sebbene esista nei fatti una linea difensiva titolare (Yann Bisseck, Manuel Akanji, Alessandro Bastoni) quando chiamati in causa i sostituiti – Stefan de Vrij, Francesco Acerbi, Carlos Augusto – sono sempre stati all’altezza. Le prestazioni negative, certamente minori rispetto alle sconfitte patite nell’annata, arrivate il più delle volte per pochi episodi dei singoli, si contano sulle dita di mezza mano.
Al netto di quel che saprà dirci il calciomercato – ogni riferimento alla clausola da venticinque milioni è puramente intenzionale – chi scrive nutre seri dubbi sull’adattabilità in un sistema difensivo a quattro di due punti di forza dell’Inter. Ovvero Denzel Dumfries e Federico Dimarco. L’olandese e l’azzurro hanno caratteristiche totalmente diverse: il primo sa come chiudere l’azione dentro l’area di rigore, il secondo – nonostante un ottimo contributo in zona gol – è più uomo da ultimo passaggio. O comunque da sviluppo dell’azione.
Ma a entrambi piace giocare nella metà campo avversaria e – nel corso degli anni – hanno dimostrato costantemente limiti nei fondamentali difensivi. Decisamente più quinti (termine che non piace ai romantici del pallone ma con il quale ci si deve giocoforza confrontare) che terzini.
È vero’Inter del Triplete giocava con un ala prestata alla linea difensiva. Ma davanti a Maicon c’era, nel ruolo di mezzala, un ex terzino destro come Javier Zanetti. E, sempre nella retroguardia, come quarto di difesa un centrale. Sì, era proprio Cristian Chivu: un saggio diceva che chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, ma non sa quel che trova…



