Il calciomercato, si sa – e il percorso fatto dall’Inter nelle ultime sessioni l’ha dimostrato ampiamente – conosce logiche tutte sue. Talvolta imprevedibili, che vanno al di là della semplice razionalità dei soggetti partecipanti al giuoco delle trattative. Ci sono però fattori che, se vogliamo, possono stabilizzare, in senso positivo ovviamente, tutto un ambiente. A Cristian Chivu sono bastate sessantaquattro (sessantacinque con quella di questa sera) panchine tra i grandi per diventare un elemento in grado di far propendere la bilancia da una parte o dall’altra.
Calciomercato Inter, il caso Calhanoglu
Prendiamo Hakan Calhanoglu, uno dei nomi più chiacchierati dell’estate 2025 – operazione a un certo punto data come cessione assicurata, ricordiamoci dello strappo con Lautaro Martinez, tanto per fare un esempio. In neanche dodici mesi tutto è cambiato. Scrive in tal senso La Gazzetta dello Sport: “Il regista tuttofare nerazzurro si sta convincendo e vuole proseguire un altro po’ la sua vita italiana. Almeno un altro anno ancora, poi chissà. La scadenza 2027 presupporrebbe un piccolo rinnovo, quasi un aggiustamento tattico, anche perché è costume interista evitare dolorosi addii a zero, ma il caso di Hakan è diverso da tutti gli altri e la ragione ha cinque lettere: Chivu. È l’allenatore che lo ha scelto, aspettato, consigliato e ora lo lega alla sedia. Il romeno nella prossima stagione vorrebbe costruire una mediana con una struttura diversa, un reparto più fisico e intenso, ma nello stesso tempo ha capito che anche in questo progetto di rinnovamento non si può prescindere da Calhanoglu”.
Francesco Pio Esposito? Non si muove
Ma c’è anche un altro giocatore che, va detto, deve tanto (tantissimo) al tecnico romeno. Ha spiegato recentemente Mario Giuffredi, agente del giocatore: “Sta bene all’Inter. Credo che la volontà del ragazzo sia anche la volontà della società, ovvero di stare insieme per i prossimi dieci anni“.
Ha ricostruito il villaggio intorno ad Hakan Calhanoglu e rigenerato Federico Dimarco. Ha scongelato Piotr Zielinski e fatto crescere esponenzialmente Yann Bisseck e Francesco Pio Esposito. E lavorato bene anche su altri giovani in rampa di lancio (Petar Sucic e Ange-Yoan Bonny). Ha aspettato Nicolò Barella e Markus Thuram. Insomma. un gran bel lavoro, dittatore democratico!



