Finché, come nel 2025/26, si vince sul campo il resto passa in secondo piano. Eppure la non così lontana stagione 2024/25 avrebbe dovuto insegnarlo: con i se e con i ma non si può fare la storia, però se la dirigenza nerazzurra – almeno a gennaio – avesse regalato a mister Simone Inzaghi un buon attaccante forse si sarebbe potuto evitare quel fastidisissimo zero tituli. Storie di calciomercato che dovrebbero insegnare qualcosa se non ai dirigenti (decisamente competenti) almeno alla proprietà dell’Inter: perché poi a forza di tirare anche le migliori corde si spezzano.
L’incapacità di fare calciomercato
Agosto 2024: la Beneamata non riesce ad investire cinque milioni per Giovanni Leoni (andrà al Parma: con tutto il rispetto non il Real Madrid né il Manchester City). Il ragazzo esplode e dodici mesi dopo finisce al Liverpool. I nerazzurri nel frattempo avranno virato su Tomas Palacios, ad oggi ancora oggetto misterioso.
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Un anno fa fu la volta della telenovela Ademola Lookman – andrà all’Atletico nel mercato invernale per una cifra minore rispetto all’offerta estiva dei futuri campioni d’Italia. Poco dopo tutto fatto per Manu Koné: macché altro giro, altro sogno infranto. Ci sarà poi tempo per non acquistare Joao Cancelo, farsi soffiare Denzel Dumfries a prezzo di costo per un’autolesionista clausola capestro inserita nel contratto e tirare per le lunghe il caso Palestra.
Una questione di cicli vitali
L’Inter – che tra le altre cose fa una fatica enorme a vendere bene, al contrario dell’Atalanta per intenderci – pare non sia più capace di fare calciomercato. Nonostante abbia una delle dirigenze più competenti (se non la più competente in materia) del calcio italiano. Il problema è uno solo. E si chiama Oaktree: la proprietà statunitense ha confermato che gli americani con il pallone c’entrano come i cavoli a merenda. Da quelle parti non hanno ancora capito che – a un certo punto – il ciclo vitale di ogni grande squadra si compone nella seguente sequenza: campagna acquisti, possibili risultati, ritorno economico. E magari con trattative di calciomercato il più fulminee possibili.
In qualunque realtà aziendale senza investimenti non si può crescere. E nel calcio l’investimento principe è il giocatore (funzionale al progetto) di qualità. Come Palestra, appunto.
Calciomercato, Inter: consigli per gli acquisti
Ad ogni modo piangere sul latte versato è pratica inutile. In soldoni, che cosa serve all’Inter? Due difensori centrali e un esterno destro. Tutti subito spendibili (non “colpi” alla Luis Henrique o Andy Diouf, tanto per intenderci) e con grande conoscenza del calcio nostrano. Possibilmente italiani. Facciamo tre nomi: Gianluca Mancini, Federico Gatti e Andrea Cambiaso.
Sono nomi di grido che scaldano il tifo? Sicuramente no, ma prima di andare a mettere mano in settori già affollatissimi (ad oggi i centrocampisti centrali non si contano più sulle dita delle mani) o ricercare ciliegine sulla torta, c’è l’esigenza di coprire al meglio i buchi in rosa. È quello che passa in convento, purtroppo: prima di sognare l’Europa urge confermarsi di nuovo nel campionato italiano.



