Estate 1995, ovvero prima campagna acquisti del nuovo presidente Massimo Moratti. Sono i mesi in cui si veste di nerazzurro – per non lasciarlo più – un giovane argentino di nome Javier Zanetti. Dal Manchester United arriva invece il già affermato Paul Ince, guerriero inglese che resterà all’ombra della Madonnina per un paio di stagioni. Tra gli altri però l’Inter acquista anche un terzino sinistro brasiliano, quel Roberto Carlos pagato una decina di miliardi dal Palmeiras.
Inter, come hai fatto a non capire Roberto Carlos?
Nato il 10 aprile 1973 e numero sei sulle spalle, alla prima di campionato di presenta a San Siro mettendo alle spalle del portiere vicentino Mondini una velenosa punizione dalla lunga distanza. A fine annata – in un’annata contraddistinta dal cambio di tre allenatori – il pallottoliere delle reti segnerà quota sette (cinque in Serie A, una in Coppa Italia e un’altra nel brevissimo percorso stagione in Coppa Uefa.
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Dirà Roy Hodgson, guida tecnica nerazzurra dalla settima giornata fino a fine stagione: “Roberto Carlos era lì per la prima stagione: era una star, ma molto giovane“. Indisciplina tattica, in altre parole. Uno dei più grandi (e gravi) abbagli della storia del calcio mondiale, va detto.
Sì, perchè il mancino atomico del brasiliano, spedito a Madrid (sponda Real) senza tanti problemi dopo soli dodici mesi, verrà accolto a braccia aperte da Don Fabio Capello. Un affare concluso nel giro di poche ore dalla giusta intuizione dell’allora tecnico blanco.
Nella capitale spagnola Roberto Carlos si affermerà come – possiamo dirlo – il terzino sinistro più forte del calcio moderno. Al contrario, un grandissimo rimpianto per l’Inter. Come per la legge del contrappasso, per diversi anni la Beneamata fece i conti con una vera e propria maledizione in quel ruolo.



