Non tutte le favole hanno il lieto fine. In particolar modo quando si tratta di vita reale, vissuta. Questa non è la (brev) storia di un principe azzurro ma di un erede nerazzurro al trono – di Ronaldo, per essere precisi. Diventerà Imperatore l’attaccante dell’Inter Adriano Leite Ribeiro. Un regno che, per una serie di combinazioni sfortunate, si brucerà in fretta.
L’Imperatore dell’Inter: Adriano Leite Ribeiro
C’era una volta, nella capitale spagnola, un’amichevole tra Inter e Real Madrid. 14 agosto 2001, una stagione che per i padroni di casa finirà nel trionfo della nona Champions League e per gli ospiti nella tragedia sportiva del 5 maggio. Christian Vieri su verticalizzazione di Clarence Seedorf porta avanti la Beneamata, raggiunta mezz’ora più tardi dal rigore di Hierro. Calcio d’estate, curiosità per i nuovi acquisti. Come quanto Hector Cuper al minuto ottantaquattro spedisce in campo l’ultimo acquisto esotico di Massimo Moratti.
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È appena arrivato dal Brasile, diciannovve primavere compiute il 17 febbraio. Ha il numero quattordici sulle spalle (sceglierà poi il ventotto, quindi per diverse stagioni avrà sulle spalle il peso della dieci): dribbling, tunnel. Il ragazzo dimostra personalità, tanto che in pieno recupero, sollecitato da panchina e compagni, si prende l’onere di calciare una punizione dalla distanza. Sassata a oltre centosettanta chilometri orari e tanti saluti al malcapitato Iker Casillas.
“Un vero animale”
Qualche anno dopo Zlatan Ibrahimovic, uno che di attaccanti dovrebbe capirne, ha detto: “Poteva tirare da ogni posizione, nessuno poteva fermarlo, nessuno poteva togliergli il pallone. Era un vero animale“. Nella stagione 2001/02 Adriano toglie le castagne dal fuoco alla terza giornata, segnando – sempre il extremis – al Venezia. La giovane età e il nutrito parco attaccanti dell’Inter (Christian Vieri, Ronaldo, Alvaro Recoba, Mohamed Kallon, Nicola Ventola) suggeriscono il prestito. Mezza stagione a Firenze, un anno e sei mesi in quel di Parma.
Dal 2004 al 2007 è in pianta stabile nell’Inter, dove – almeno fino all’avvento di Lautaro Martinez – segna il record di reti nerazzurre in Champions League. Una storia di settantaquattro reti volute, potenti, talvolta violente per l’energia scaricata dal sinistro del brasiliano. Una favola che dovrò però scontrarsi, dal 3 agosto 2004 in avanti, con i fantasmi delle fragilità umane, La morte del padre segnò nel profondo questo gigante trovatosi giovanissimo e solo dall’altra parte del mondo a inseguire il suo sogno. Non tutte le favole hanno il lieto fine: quella di Adriano, nonostante tutto, merita di essere raccontata.



