Udine, Lecce, Firenze, Torino, Milano, Bergamo e Pisa. Ovvero il Giro d’Italia in diciassette stagioni. Otto stagioni al servizio della Vecchia Signora, un solo giro intorno al sole – ma è quello della seconda stella – con indosso la maglietta della Beneamata. Ahinoi, ha sempre lasciato il segno nei suoi Juventus-Inter: sei reti ai meneghini, vittima dei fischi dello Stadium (e delle attenzioni non proprio affettuosissime dei suoi ex compagni) al suo ritorno dopo il tradimento consumato nell’estate 2023. Trentasette candeline spente a maggio Juan Cuadrado gioca oggi nel neopromosso Pisa.
Juventus-Inter: le parole di Juan Cuadrado
Proprio in occasione del derby d’Italia l’esterno destro è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Dovuto un passaggio sulla sua lunga esperienza sotto la Mole, anni in cui il colombiano è riuscito ad esprimersi al meglio: “Mia madre vive ancora lì, i miei figli sono nati a Torino. Lucas ha sei anni, Lucia nove. Ho vissuto otto stagioni magiche. Ho vinto cinque scudetti e diverse coppe. Rispetto al Cuadrado di Firenze ero più completo e soprattutto più maturo. L’unico rimpianto resta la finale di Champions persa a Cardiff“.
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Così il 116 volte Cafeteros – al pari di James Rodriguez per presenze con la sua nazionale è secondo solo a David Ospina – ha ricordato i duri allenamenti agli ordini di Antonio Conte e Gian Piero Gasperini (“Poi, in campo, corri più degli altri“) e l’addio a Madama: ” Allegri voleva tenermi. Da parte mia non c’erano dubbi: sarei rimasto. Poi la dirigenza è cambiata, l’allenatore è andato via e io sono rimasto in attesa. Mentre aspettavo una chiamata, lessi sui social che l’avventura con la Juve era finita. Avrei preferito una parola o un messaggio privato. Ci sono rimasto male, è stato molto triste. Ma il calcio è così“.
Appunto, il controverso mondo del pallone. Dove Juventus-Inter, anche per Juan Cuadrado, non sarà mai una partita come le altre: “La Juve è la Juve, si è rinforzata con giocatori forti, ma l’Inter è la più forte. Anche se l’anno scorso non ha vinto nulla“.
All’ombra della Madonnina per il sudamericano due gettoni in Champions League e dieci in campionato. Conditi da un paio di assist. E, soprattutto, qualche infortunio di troppo: “Ho fatto parte di un gruppo di campioni e vinto lo scudetto della seconda stella. Scelsi l’Inter perché la famiglia voleva restare in Italia. Avevo diverse offerte dall’estero. Mi sono trovato bene con tutto il gruppo, Inzaghi ha sempre avuto fiducia. Ho cercato di fare il possibile per recuperare e dare il mio contribuito, ma ci sono riuscito solo in parte“.



