Una trasferta speciale
Nell’amichevole in Libia, l’Inter sfiderà quell’Atlético Madrid reduce da un inizio non esaltante in Liga (tre vinte, quattro pareggiate, una persa). Un ruolino che vale il quinto posto nel campionato spagnolo. Di poco meglio l’Inter stessa, in quarta posizione in serie A per via di due sconfitte. Ma oltre a queste condizioni, i libici hanno una voglia estrema di pallone nonostante la perenne instabilità politca del paese. La faida delle tribù è permanente dopo la caduta del regime di Gheddafi nel 2011. A peggiorare la situazione c’è, dopo le cosiddette Primavere arabe, il contrasto tra le due regioni dominanti, la Cirenaica del generale Khalifa Belqasim Haftar, e a occidente la Tripolitania sede del Governo provvisorio (nella capitale Tripoli).
La ragione di stato dietro ai viaggi dell’Inter
Dietro alla trasferta araba si celano numerosi rgioni di stato. Il match di Bengasi sarà parte di una tappa per cercare di favorire una pacificazione nella regione, su cui sono piovuti investimenti e finanziamenti dall’Europa. Insomma ragioni di Stato, per potenziare il dialogo tra Nordafrica, Italia e in generale l’Europa meridionale motivo per cui ecco la presenza anche dell’Atlético (che a fine novembre affronterà l’Inter in Champions); e interessi economici delle aziende. Non a caso in estate, all’Arena di Milano e negli stadi di Sesto San Giovanni e Meda, s’è disputata la fase finale del campionato libico in virtù d’un patto siglato — di nuovo — tra i due Governi. Più che per lo spettacolo, la manifestazione ha meritato racconti sui giornali internazionali per le risse: in campo fra calciatori e allenatori; e sugli spalti tra gli sparuti tifosi che hanno proseguito a picchiarsi in strada e metrò. Cose da pazzi.
La Coppa dell Ricostruzione
Come scrive Il Corriere: “L’amichevole di domani mette in palio la «Coppa della ricostruzione» ed è una delle idee del potente Belgassem Haftar (uno dei figli del generalissimo), direttore del Fondo per lo sviluppo e la ricostruzione della Libia; una figura ricevuta (e ascoltata) nel circuito diplomatico, forte di una rete con manager italiani, dal trasporto aereo per riattivare i collegamenti diretti, alle infrastrutture per costruire strade e quartieri a Bengasi, all’agricoltura per risollevare il settore con investimenti e tecnologie. Forse Belgassem Haftar studia per governare un giorno la Libia. Una nuova Libia.”



