Massimo Giletti ha realizzato una lunga intervista sull’inchiesta sugli ultras di Inter e Milan: perché la Juventus è stata trattata diversamente?
L’inchiesta sulle curve di Inter e Milan continua a far parlare. Le indagini si arricchiscono, giorno dopo giorno, di nuovi elementi e nuove intercettazioni che stanno aiutando a fare luce su una situazione critica, che ha portato anche a sentire i vari Simone Inzaghi, Javier Zanetti, Hakan Calhanoglu e Davide Calabria come persone inforrmate sui fatti.
A Tuttosport il noto giornalista Massimo Giletti ha fatto il punto della situazione, parlando di cosa lo ha impressionato maggiormente e facendo riferimento alla differenza di trattamento con la situaizione della Juventus del 2018:
L’intercettazione in cui Luigi Mendolicchio, personaggio molto influente della cosca Mancuso, cuore della ‘ndrangheta calabrese, afferma di voler conquistare la curva del Milan, in un frangente in cui il capo ultras Luca Lucci è temporaneamente in carcere. E non tanto o, comunque, non solo per i contenuti della conversazione con Domenico Vottari, a sua volta legato alla cosca San Luca, rinvenuti grazie a un trojan installato sul suo telefonino. Perché quell’intercettazione, in cui afferma che “in curva Sud si possono fare soldi a palate”, è relativa a una sua visita ad altre figure della ‘ndrangherta, di stanza nell’hinterland milanese, avvenuta nel 2018. La conversazione fu tempestivamente scoperta dal dottor Nicola Gratteri e dalla dottoressa Annamaria Frustaci, che inviarono il contenuto alla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano: come mai, in tutti questi anni e di fronte a una simile evidenza, non si è indagato sulle frequentazioni tra i capi ultras e la ‘ndrangheta? È partendo da questi antefatti e riannodando il filo degli eventi che, per altro, si risale fino all’uccisione di Vittorio Boiocchi, capo ultras del Milan, e a quella di Antonio Bellocco, omologo all’Inter.
Inter, Massimo Giletti: perché inchiesta senza precedenti sulla Juventus?
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Giletti ha timore che lo Stato possa considerare le Curve delle “zone franche” e le lasci, quindi, nelle mani della crimiinalità organizzata, ch si è infiltrata prima in quella della Juventus e poi in quelle di Milan e Inter:
Il mio timore è che lo Stato consideri le curve degli stadi delle “zone franche”, lasciandole di fatto nelle mani della criminalità. In questo caso, per esempio, è servita la morte di una figura di spicco di una delle cosche più pericolose, ovvero lo stesso Antonio Bellocco, affinché il sistema Stato si sentisse a quel punto obbligato a intervenire. Ma intercettazioni come quella che abbiamo riportato alla luce in trasmissione non fanno parte del filone attuale di indagini, risalgono al lavoro svolto nel 2018: quell’inchiesta dove è finita? E perché non ha avuto sviluppi? Adesso servono risposte concrete, anche da mettere in mano alla giustizia sportiva, che attende di poter fare il proprio corso.
E poi ecco i precedenti. La situazione della Juventus, analizzata nel 2018 dopo l’inchiesta Alto Piemonte, che avrebbe ricevuto un trattamento diverso rispetto a Inter e Milan:
Questo è uno degli aspetti che più stridono dell’intera vicenda. Perché la Juventus, a Torino, è stata coinvolta in un’inchiesta senza precedenti, quando a Milano per anni è stato fatto scendere il silenzio anche di fronte a omicidi e a vicende che hanno coinvolto il gotha della criminalità organizzata?
Si chiede Giletti cosa sia successo tra il 2018 e il 2019 e non vuole arrivare a pensare che ci possano essere due pesi e due misure anche nella giustizia. Ma ciò che insinua, in realtà, è questo. Che la Juventus abbia ricevuto un trattamento diverso, una marcatura più stretta:
Non voglio pensare che esistano due pesi e due misure, anche se il sospetto sorge spontaneo. Ma questa vicenda, quantomeno, è dimostrazione plastica del fatto che esistano luoghi, come Torino, in cui vige una sistematica marcatura stretta sulla società Juventus, mentre altrove questo atteggiamento non si riscontra. Altrove si guarda e si ascolta, perché oggi ci sono immagini e intercettazioni, ma poi tutto fi nisce in un imbuto. Ora, per fortuna, a Milano opera un procuratore come dottor Marcello Viola, che ha già vissuto sulla propria pelle vicende di mafia e che sta andando a fondo. Ma cosa è successo tra il 2018 e il 2019?



