Come si costruisce un’impresa, forse irripetibile, come il Triplete? Sicuramente con un grande condottiero e un gruppo di uomini accomunati da una ferrea unità d’intenti. Poi, sul campo, con una spina dorsale formata da grandissimi campioni. Ma dev’esserci di più. Ovvero il prezioso apporto di tutti quegli attori non protagonisti, gregari verrebbero chiamati nel ciclismo, imprescindibili nel loro silenzioso lavoro. Nell’Inter che nella prima parte del 2010 andò alla conquista dell’Italia e dell’Europa, tra di loro anche Goran Pandev.
L’arrivo in Italia
Secondo calciatore di movimento straniero con più presenze nella storia della Serie A, il macedone, nato a Strumica il 27 luglio 1983, appena maggiorenne arriva in Italia proprio grazie alla Beneamata. È il 2001, diventa un punto di forza della Primavera che in quella stagione vince campionato di categoria e Torneo di Viareggio (in coppia con Obafemi Martins). Esperienze in prestito allo Spezia e all’Ancona prima di finire in comproprietà alla Lazio nell’affare Stankovic. A Roma esplode e i biancocelesti se lo assicurano a titolo definitivo.
Al termine del campionato 2008/09 però qualcosa con il presidente Lotito si rompe e l’ex promessa dell’Inter Goran Pandev viene messo fuori rosa. A fine anno solare riesce a sciogliere il contratto e nei primi giorni del gennaio successivo può finalmente firmare con la sua ex squadra. Gli uomini di Mourinho dominano la Serie A ma hanno bisogno di allungare l’attacco per competere su tre fronti.
L’Inter e il ritorno di Goran Pandev: il cambio di modulo
Ancora acerbo Marko Arnautovic, troppo altalenante Mario Balotelli, improponibile Ricardo Quaresma. Ma in quello scorcio di annata il numero ventisette fu molto di più di un affidabile riserva dei titolarissimi Milito ed Eto’o. Grazie alle sue caratteristiche lo Special One poté rendere la sua macchina già a trazione anteriore, ancora più offensiva, varando quel 4-2-1-3 visto anche nell’indimenticabile finale di Champions League del Santiago Bernabeu.
Largo a sinistra l’ormai maturo talento di Pandev divenne l’ago della bilancia: in un paio di occasioni tolse pure le castagne dal fuoco. Come, con una splendida parabola mancina su calcio da fermo, nel derby di ritorno, fattosi spinoso dopo l’espulsione di Sneijder (Zanetti e soci chiuderanno addirittura in nove per il rosso a Lucio). Nell’annata successiva, ultima in nerazzurro, siglerà anche una delle tre reti al Mazembe nella finale di Coppa del Mondo per club vinta dall’Inter. Cercato anche nel biennio di Antonio Conte, rifiuterà personalmente – a causa del sopravanzare dell’età e per rispetto nei confronti del Genoa – il secondo ritorno in nerazzurro.



