Roberto De Zerbi, tecnico dell’OM, ha rilasciato un’intervista in esclusiva dal Corriere della Sera. Tra gli argomenti della chiacchierata, anche l’esterno nerazzurro Luis Henrique – ex Marsiglia – e la testa del campionato.
MARSIGLIA SPECIALE – “Sì, come Foggia 10 anni fa: il modo di vivere il calcio è uguale ed è quello che si addice a me. Non so se io sono l’allenatore ideale per loro, ma Marsiglia è il posto ideale per me, per il valore che dà al calcio. Tutte le contraddizioni sociali vengono dimenticate per 90 minuti. Lo percepisci“.
IL DEZERBISMO IN ITALIA – “Non faccio l’insegnante di morale, ma voglio trasmettere quello che sono: come uomo, prima che come allenatore. Ed è normale cercare una comprensione reciproca, anche fuori dal campo. Il mio prof di italiano, Eugenio Bonomi, ogni tanto fermava il programma e ci parlava di quello che succedeva fuori di scuola. Se ti vedi tutti i giorni, non puoi parlare solo di 4-4-2“.
LE MANCA L’ITALIA? – “Sì, sono italiano e seguo tantissimo il campionato. Ma sto bene anche all’estero“.
I TALENTI – “Solo in Italia nei settori giovanili la sconfitta è vissuta come una tragedia. E i talenti spesso hanno una maturazione tardiva: vanno aspettati. I talenti difficili di solito hanno una sensibilità spiccata. L’allenatore deve aiutarli e capirli, ma il primo passo deve farlo il giocatore. Il mio rimpianto più grosso è l’uruguaiano Schiappacasse, al Sassuolo. Non sono riuscito a tirargli fuori niente, poi ho saputo dell’arresto per detenzione di arma da fuoco“.
LUIS HENRIQUE – “La competizione è alta, ma lui ha caratteristiche diverse. Ogni tanto gli dicevo che giocava in ciabatte: deve sfruttare di più il suo potenziale“.
LOTTA SCUDETTO – “Sono contento per Gasperini, che all’Inter pagò colpe non sue: un po’ tifo per lui, perché gli avevano dato l’etichetta che non poteva sedersi su una grande panchina. E invece può stare ovunque. Il Napoli è più che vivo, l’Inter è forse ancora la più forte, il Milan sta giocando bene. È bello vedere tanta competitività“.
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