Come si calcola il peso specifico di un calciatore? In parte quando, sul campo, ha la capacità di fare la differenza. Al momento del bisogno, certo. Ma d’altro canto si può misurare l’importanza di un giocatore quando ne devi fare a meno. Nell’Inter lanciata verso lo scudetto e in piena corsa anche in Coppa Italia l’infortunio patito a Bodo da capitan Lautaro ha messo a nudo – almeno per il momento – i limiti (se così vogliamo chiamarli) del reparto offensivo nerazzurro.
Inter: Bonny, Esposito, Thuram: che fatica (fare gol) senza Lautaro
Non è un caso che l’ultimo gol di un attaccante sia arrivato proprio in Norvegia. Alla mezz’ora di Bodo/Glimt-Inter per la precisione: fuori il Toro per quel che sembrava una semplice noia al polpaccio (in realtà fastidioso infortunio), i nerazzurri subirono subito l’uno-due giallonero fatale ai fini della qualificazione.
Il sabato successivo al Via del Mare di Lecce FPE e soci faticarono oltremisura a sbloccare il risultato: la soluzione è arrivata da calcio da fermo. Il mancino di Federico Dimarco per Henrikh Mkhitaryan e Manuel Akanji – ovvero un centrocampista e un difensore. In Champions League, ancora contro il Bodo/Glimt nel ritorno dei play-off, il gol della bandiera è arrivato da Alessandro Bastoni, professione braccetto.
Un attacco Lautarocentrico
Così prima del pareggio a reti bianche di Como – dove il soldatino Matteo Darmian ha preso il palo nell’unica conclusione nerazzurra verso la porta comasca – il 2-0 rifilato in campionato al Genoa. Questa volta con Mkhi che restituisce il favore a Dimash e il rigore di Hakan Calhanoglu.
Se i risultati hanno dimostrato che l’Inter non è Lautaro-dipendente, l’attacco della Beneamata è – al contrario – sicuramente Lautarocentrico.



