Il 22 maggio 2024 la proprietà dell’Inter passava dalla famiglia Zhang a Oaktree Capital Management. Suning, colosso cinese della vendita al dettaglio di elettronica e beni di consumo, aveva infatti bucato il rimborso del prestito triennale – scaduto il giorno precedente – al fondo statunitense. Una cifra che si attestava intorno 400 milioni di euro.
L’Inter di Oaktree: si può fare di più…
Nel 2023/24 la Beneamata si era comunque mangiata il campionato, rovinando parzialmente la stagione “regalando” all’Atletico Madrid il passaggio ai quarti di finale di Champions League – una serie di reti mangiate tra andata e ritorno tendenti all’infinito.
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Il passaggio di consegna sembrava l’alba di una nuova era, dopo sessioni di calciomercato da lacrime e sangue. Più verosimilmente dalla brace si passò alla padella, con la cinghia sempre tirata: ad eccezione dei parametri zero già messi a contratto (Piotr Zielinski, Mehdi Taremi) in nerazzurro non arrivò praticamente nessuno. Anzi, un paio di scelte poco lungimiranti: tredici milioni per il secondo portiere, sette milioni per l’oggetto misterioso Tomas Palacios – quando per cifre inferiori si giocò al risparmio su Giovanni Leoni.
Ad ogni modo nell’inverno l’Inter ebbe il merito di ritrovarsi in corsa su tre fronti. Probabilmente con un piccolo investimento nella sessione di riparazione – leggere alla voce attaccante – a maggio non ci si sarebbe ritrovati con la pancia vuota e le lacrime di un campionato letteralmente buttato (per inseguire uno sfiancamente ma altrettanto meraviglioso percorso nella coppa dalle grandi orecchie) a favore del Napoli.
La stessa storia?
Per fare un indizio – si dice – ci vuole la terza prova. Eppure qualcosa in estate si è mosso, ma non abbastanza per provare a sostenere una doppia corsa italiana ed europea. Anzi la miglior intuizione estiva – Francesco Pio Esposito, ça va sans dire – la si deve piuttosto a mister Chivu. Il quale aveva richiesto prima una uomo che sapesse creare superiorità numerica (Ademola Lookman), poi un centrocampista fisico che mettesse della quantità in mezzo al campo (Manu Koné: si in partite come nel doppio confronto con il Bodo un peso specifico del genere sarebbe servito). E, come ben sappiamo, in entrambi i casi non se ne fece niente: idem con patate nel mese scorso per la questione esterno destro.
Ora, gli americani saranno anche bravissimi nel fare i conti. Ma sul calcio ancora, come si suol dire, qualche panino devono mangiarlo: ovvero, non si vive di sola partita doppia. Anzi un paio di investimenti mirati oggi (o meglio a luglio, almeno due giocatori di caratura internazionale) per mettere sul piatto la gallina dalle uova d’oro domani. Che non vuole necessariamente vincere la Champions League: ma continuare a dominare in Italia e mettere più di un serio pensiero alle grandi d’Europa.



