Il mondo del calcio si sa – ci scusi il lettore per il francesismo – è un pianeta bastardo. Problemi (anche) di memoria corta. Così all’Inter sono bastati due punti in tre giornate contro Milan, Atalanta e Fiorentina – rispetticamente la seconda forza del campionato, l’unica italiana arrivata agli ottavi di Champions League e una squadra che dopo una partenza disastrosa sta viaggiando a ritmi “europei” – affinché qualcuno sia già arrivato a parlare di crisi profonda.
Scesi dal carro…
Ovvio, si può tirare in ballo anche la prematura eliminazione dalla coppa dalle grandi orecchie. Ma come ha fatto notare a più riprese il sempre puntuale Fabrizio Biasin l’essere arrivato due volte in tre anni in fondo nella massima competizione continentale rientra semplicemente nella casistica di ciò che è fuori dall’ordinario. Anche perchè – va detto – il livello del calcio italiano oggi è questo. Ovvero, accontentarsi delle briciole. A maggior ragione dopo stagioni senza (un vero) calciomercato.
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A fare il giro dei social poi, ci sarebbe davvero da chiudersi gli occhi. E buttare nel cestino lo smartphone. Sicuramente scottato dalle esperienze inzaghiane il tifoso medio dell’Inter ha già scritto la sentenza.
Inter: tornare a correre per non guardarsi (più) indietro
Zero tituli, scudetto buttato. Eppure per fasciarsi la testa bisognerebbe prima romperserla. Certo la Beneamata non è una macchina perfetta (tra i singoli tre problemi su tutti: Yann Sommer, Nicolò Barella e Markus Thuram). Ad esempio, è cosa nota che spesso e volentieri non sappia amministrare il minimo vantaggio.
Leggere la classifica per alzare il morale: più sei e più sette su chi tra un paio di settimane scarse andrà a scontrarsi in quel di Napoli. E poi una finale di Coppa Italia ampiamente alla portata. A patto che l’Inter – reduce da un calo fisiologico dopo un semestre nel quale non ha letteralmente sbagliato un approccio – ritorni a correre.
Sì, perchè si può viaggiare a velocità sostenuta solamente se si è concentrati su quel che si ha davanti. Guardarsi indietro non può servire. E senza la zavorra di chi ha scelto di scender anzitempo dal carro il passo potrà essere più spedito di quanto due-punti-in-tre-partite possano far immaginare…



