Mettiamoci nei panni di un alieno sbarcato lunedì scorso sul pianeta Terra. Magari in Italia, dove per una settimana hanno tenuto banco i postumi del derby numero duecentoquarantasei della Madonnina. A leggere certa stampa sportiva, a sentire certi addetti ai lavori, per un Milan lanciato verso il tricolore della seconda stella ecco un’Inter – a secco di vittorie da decenni a quanto pare – tagliata fuori da ogni discorso scudetto.
Costretta a vincere (sempre)
Dal basso della sua ignoranza calcistica l’extraterrestre deve averci capito davvero poco dei meccanismi di questo strano gioco che fa impazzire un’intera Nazione. Eppure la classifica recita(va): Inter 67, Milan 60.
Così dopo sei giorni passati ad intervistare tutti i calciatori della rosa rossonera 1998/99 (campionato in cui il Diavolo rimontò clamorosamente la stessa Aquila biancoceleste) e a togliere la polvere dall’almanacco dei ribaltoni d’annata, la capolista si è fermata di nuovo. Dopo la sconfitta contro la seconda forza del campionato un pareggio interno con l’unica italiana giunta agli ottavi di Champions League. Due gare dove – va detto, in un contesto dove comunque secondo chi scrive alla fine della fiera gli errori arbitrali si vanno ad equivalere – mancano almeno due rigori solari.
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Se non si è scritto di crisi, poco ci è mancato. C’è chi, come Fabio Capello, ha parlato di un Cristian Chivu addirittura “in confusione”. Per un paio di cambi sbagliati – sommati agli altri non riempiremmo le dita di una mano.
Perché, l’abbiamo capito, da queste parti funziona così: le altre spendono e spandono, l’Inter che non fa un calciomercato degno di questo nome dal pre-Covid è costretta vincere. Non solo titoli e coppe. È costretta a vincere, sempre. Tutte le partite.
Inter, volata scudetto: un funerale senza il morto
C’è chi, anche tra i tifosi nerazzurri, aveva già fatto il funerale a Lautaro e compagni. Altro giro, altro scudetto buttato, seconda annata da zero tituli. Spiace dirlo, alle vedove di Inzaghi e agli allucinati da Marotta League, che il morto, semplicemente, non c’è.
L’Inter non sta di certo passando il momento più brillante della sua annata calcistica. Ma, realisticamente parlando, al momento non vediamo le condizioni di un crollo. Ovvio, il ventunesimo scudetto è ancora tutto da conquistare. Ma insomma se in questo passaggio della stagione Sparta piange (leggere alla voce lamentarsi del brodo grasso), Atene sicuramente non ride.



