Chi nasce è bello, chi si sposa è buono, chi muore è un santo. E – applicando la saggezza popolare al pallone italiano – chi vince è un ladro. Se abbiamo un’altra certezza legata al mondo del pallone è quella che mai passerà un Inter-Juventus al riparo dalle polemiche. Abbondanti dosi di veleno, delle quali – va detto e non necessariamente in maniera negativa – la sfida si nutre. Perché, in fondo, l’odiarsi visceralmente è il bello del calcio.
Dinamiche di campo
Altrimenti seguiremmo altri sport. Tipo lo sci – visto il periodo olimpico – oppure il tennis (con tutto il rispetto, ovviamente). Il pomo della discordia riguardo al derby di d’Italia di San Valentino è, ça va sans dire, l’episodio che ha portato all’espulsione per doppio giallo di Pierre Kalulu: con un eventuale – ma da regolamento vigente impossibile – intervento del Var con ogni probabilità a finire sotto la doccia sarebbe stato Alessandro Bastoni.
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Ingenuo, come ha fatto notare mister Chivu, il terzino francese. Decisamente furbo il braccetto azzurro a cercare e trovare l’effetto sperato. Come scriveva orgogliosamente il buon Giorgio Chiellini (sì, un grande avversario nella versione rude con parastinchi e tacchetti da sei, da rivedere nell’incerta veste diplomatica) nella sua biografia: “La malizia fa parte del calcio, non la chiamo irregolarità. Per superare un rivale devi essere intelligente“.
Inter-Juventus: basta con il moralismo
E visto che ci siamo e si continuerà a parlare ancora per giorni di questo Inter-Juventus, non possiamo che concordare con un altro nemico storico dalla lunga storia bianconera. Quel Gianluigi Buffon secondo il quale “gli arbitri sono l’alibi di chi non vince“. Non sono parole di circostanza da parte nostra: su queste pagine, come fatto poco sopra, ci limitiamo ad annotare l’errore del direttore di gara come una delle tante possibilità.
L’ancora più discussa esultanza di Jerry è una reazione, di pancia e d’istinto, che anch’essa fa parte del gioco. In particolar modo in un contesto tanto teso e tagliente come quello del derby d’Italia. Nessuno d’altronde da queste parti si scandalizzò quando Fikayo Tomori sfogò tutta la sua adrenalina sopra a un Hakan Calhanoglu – a terra – appena ipnotizzato da Mike Maignan nell’ultima stracittadina milanese.
Una ruota che gira e che nel lungo periodo difficilmente sposta equilibri. Chi ha ambizioni di grandezza, semplicemente deve dimostrarsi più forte. Dei propri difetti, degli avversari e di eventuali episodi arbitrali a sfavore. Tutto il resto è etica un tanto al chilo.



