Le parole di Spalletti
Ospite del Festival dello Sport per l’evento “Il mio calcio, la mia vita”, Luciano Spalletti ha parlato dell’esperienza in Nazionale, ma anche del suo passaggio all’Inter. “Avrei preferito non fare brutta figura con la Nazionale. Ho commesso l’errore di trasferirgli troppo questo mio amore per il calcio. Ho sentito dire delle cose, per cui ho tentato di trasferirgli quello che era il mio modo di vivere questo sport, la mia professione. E lì ho sbagliato, li ho intasati per cose dette e richieste. Ora ai calciatori serve di più essere leggeri, le pressioni sono tante. Ho tentato di far capire che il calcio è una cosa seria, sono successe subito due cose antipatiche. Ci sono arrivati a prendere due giocatori nel ritiro. Probabilmente gli sono entrati negli ingranaggi e non gli ha fatto bene. Un allenatore deve essere bravo a capire come trasmettere le cose”.
“Acerbi? Non è andata come dice lui.”
“Sono sempre di più quelli che trovano scusanti o motivazioni per non assolvere i propri impegni, sono sempre di meno quelli che ci mettono la faccia”. L’ex c.t. azzurro Luciano Spalletti, ospite del Festival dello Sport di Trento, ha parlato anche della questione del no alla nazionale di Acerbi. “Acerbi? La possibilità di dirmi quelle cose che ha detto c’era stata e invece le ha dette troppo tardi. Acerbi ha accettato la pre-convocazione: il giorno prima di convocare i giocatori gli ho telefonato e gli ho detto che aveva ragione perché il campo aveva detto una cosa chiara ed è ancora uno dei più forti. Nella semifinale con il Barcellona ha fatto il gol decisivo e gli ho detto che era sempre uno dei più bravi mentre prima avevo cercato di escluderlo per dare forza ai giovani. Volevo convocarlo per la partita-chiave contro la Norvegia, avevamo tre infortunati: Gabbia, Buongiorno e Gatti”
E sul passato azzurro
L’ex ct ha parlato anche delle difficoltà in azzurro. “In Nazionale ho cercato di trasferire il mio modo di essere e forse ho sbagliato. E i giocatori a volte non sono andati bene. Invece forse c’era bisogno di più leggerezza per tenere a bada le pressioni enormi. Io ho cercato di fare capire che il calcio è una cosa seria. Mi sono sempre fatto la domanda di come i giocatori avrebbero preso le mie parole”.



