Nicola Berti, ex centrocampista dell’Inter e della nazionale italiana, parlato di vari argomenti tra cui il VAR in un’intervista alla testata IlPiacenza. Berti, parmense, dopo aver elogiato la città nella quale risiede da 18 anni è tornato su vari fatti della sua passata carriera da calciatore.
RIMPIANTI IN CARRIERA – “Non ho rimpianti. In tre anni mi sono rotto due ginocchia e il metatarso del piede. Quando parlo della mia carriera ho sempre il sorriso, ma molti dimenticano che ho avuto questi problemi. Facevo fatica a ritornare in forma dopo gli infortuni“.
LE IMPRESE FUORI DAL CAMPO – “Non mi dà assolutamente fastidio che siano note, anzi, mi piace. Ero un calciatore libero, ho fatto anche altre cose. Una volta ci si allenava un po’ alla mattina e un po’ al pomeriggio. Il tempo libero di un calciatore era molto. Ero vivace, ben pagato, amante delle belle ragazze“.
NEL CALCIO DI OGGI – “Mi sarei adattato, per forza. Avevo un bel fisico e mi lamentavo per la durata degli allenamenti. Pensa te: avrei voluto giocare e correre di più, allenarmi di più“.
IL VAR – “I social? Gli smartphone sarebbero stati un bel casino (ride, ndr). E anche la Var in campo sarebbe stata un problema: dicevamo e ci dicevamo delle cose, durante le partite, oggi impensabili. Insulti su insulti. E anche gomitate e colpi. Io nei derby con il Milan di Franco Baresi uscivo dal campo sempre con dei tagli, delle ferite, delle caviglie grosse così. I difensori facevano delle entrate che oggi verrebbero punite con cartellini gialli e rossi. È cambiato tutto: sono contento di aver giocato nella mia epoca, ma fossi capitato in quella di oggi, mi sarei adattato“.
INCE E DJORKAEFF – “L’unico vizio che non ho è quello per il gioco. Ritorno al discorso del tempo libero: o il calciatore si impegna in qualcos’altro, o non sa come trascorrere il tempo. Infatti si cerca di tenere il più possibile gli atleti impegnati nei centri d’allenamento. Altrimenti il calciatore è sopraffatto dalla noia: io, durante i viaggi in trasferta, giocavo a carte con i compagni, per combattere la noia. In particolare giocavo con Paul Ince e Youri Djorkaeff. Ince, se gli portavi via 10mila lire, ti menava. Comunque il telefonino lo proibirei nei momenti di gruppo e di condivisione: andrebbe vietato in spogliatoio, ad esempio“.
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