L’ex attaccante dell’Inter, Rodrigo Palacio. oggi è un campione anche sui campi di pallacanestro. Ma di parlare non ne ha proprio voglia…
Rodrigo Palacio non smette mai di stupire. Nemmeno a SportWeek. Quattro,, cinque pagine dedicate, tutte per lui. Ma ora il calcio non c’entra più. Basta.
Non parlo. Quante interviste ho dato quando ero calciatore? Una, due in tutto? Non mi piace farle. Se domani sul tuo giornale esce che adesso gioco a basket, poi mi chiamano tutti. Non voglio.Non mi piace
La notizia però è già uscita. Non è più un segreto. Forse per questo alla fine apre la bocca:
Gioco perché mi diverto, non c’è altro da dire. Nella squadra sono uno come tanti, in partita non ci sono differenze tra me e i miei compagni, anche gli avversari mi trattano come uno qualsiasi. Era quello che volevo. Che cercavo. Qui sono Palacio e basta, non l’ex calciatore dell’Inter. Qui, ciò che ho fatto prima non conta. Perché il basket? Perché ci gioco da sempre. Sono nato a Bahìa Blanca, in Argentina, la stessa città di Manu Ginobili, quindi sono cresciuto a calcio e pallacanestro. Poi ho scelto il primo perché ero più forte col pallone tra i piedi…
Dell’ex attaccante di Genoa, Inter, Bologna e Brescia si sapeva (sa) già tutto:tanto veloce, bravo nel dribbling, abile e furbo sottoporta, quanto rigido e a disagio davanti a taccuini e microfoni. Tutto confermato, anche ora.
Inter, Rodrigo Palacio sulla schiena porta il numero 15….
Inter, Rodrigo Palacio un campione anche nella pallacanestro. Ma di parlare…
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Rodrigo Palacio oggi indossa la canottiera del Garegnano, col numero 15 sulla schiena, prima in classifica al termine del girone d’andata nella Divisione Regionale 1 Lombardia, ex serie D, di basket. Lo fa sempre a modo suo. Non da protagonista ma da comprimario.
“Nel suo ruolo di guardia, racconta ancora SportWeek, non è il regista della squadra e dunque non tutti i palloni passano per le sue mani, e non tutti gli schemi d’attacco lo coinvolgono, così come la maggior parte dei tiri non passa per le sue mani, nonostante alla vigilia della partita coi Tigers fosse appunto il miglior marcatore del Garegnano. Al termine, anche i compagni gli stendono intorno una sorta di cordone sanitario. Bocche cucite, tranne quella di Francesco Grisanti, assistant coach:
Rodrigo si allena da anni con noi. Le due figlie fanno ginnastica artistica con la nostra polisportiva Palacio veniva in palestra quando ancora giocava nell’Inter, e poi anche dopo. Due anni fa, smesso col calcio, ci ha chiesto di giocare. La nostra reazione? La stessa che abbiamo quando prendiamo qualsiasi nuovo giocatore: curiosità, interesse, soddisfazione…
Poi ancora:
Guardi, viene trattato come un componente della squadra, né più né meno. In partita prende anche lui il suo cazziatone. La differenza tra l’avere e il non avere uno come lui in squadra sta solo in un aspetto, sia pure molto importante: nella positività che mette e trasmette quando le cose non vanno. Avendone viste e passate tante su un campo da gioco, sa infondere ottimismo anche nei momenti difficili. Per il resto, qui di calcio si parla poco. Sì, ogni tanto qualcuno gli chiede un parere sull’Inter, manon più di questo. Se è uno che fa gruppo? Ha organizzato una grigliata, ma, a parte il carattere riservato, gli è nato da poco un maschio: sono i figli ad assorbirgli la maggior parte del tempo. Quel che rimane lo dedica a noi, sul campo. E noi ce lo godiamo


