Inter, nonostante i riflettori siano puntati sui titolarissimi e sui giovani che spiccano nelle formazioni U23, c’è un difensore che sta seguendo un percorso meno appariscente. Ma estremamente mirato: Yann Bisseck. Il tedesco, pur avendo collezionato in media solo 19 minuti a partita in questo avvio di stagione, è parte integrante di un piano di sviluppo graduale definito dallo staff tecnico nerazzurro.
Arrivato con l’etichetta di potenziale perno difensivo, Bisseck (classe 2000) è stato acquistato come investimento per il futuro. La sua statura imponente e le sue qualità tecniche sono note, ma l’adattamento al calcio italiano, in particolare al complesso sistema difensivo a tre dei nerazzurri, richiede tempo e cautela. È qui che entra in gioco la strategia della società e del mister.
Per il possente difensore, ogni minuto in campo, seppur breve, è calibrato per massimizzare l’apprendimento e minimizzare i rischi. Inserirlo gradualmente significa proteggerlo da errori che potrebbero minare la fiducia e dargli l’opportunità di assimilare i meccanismi tattici in situazioni meno concitate. I 19 minuti di media non sono indice di bocciatura, ma di una meticolosa gestione del talento.
Il piano per diventare titolare
Il piano prevede che Bisseck colmi il divario che ancora lo separa dai titolari di reparto – difensori di altissimo livello e con anni di esperienza nel sistema nerazzurro. Gli allenamenti quotidiani e le brevi apparizioni in partite decise servono come test continui per valutarne la crescita in fase di lettura del gioco e di posizionamento, due elementi cruciali per un difensore centrale in Serie A.
L’Inter, con il prolungamento del contratto fino al 2029, ha già espresso la sua piena fiducia nel difensore. Questo investimento a lungo termine dimostra che il club non ha fretta e intende aspettare che il giocatore sia completamente pronto a reggere la pressione e il ritmo del calcio di vertice.
Bisseck “trust the process”
In sintesi, la scarsità di minuti in campo per Yann Bisseck è la spia di un progetto ambizioso e lungimirante. Il tedesco non è in panchina per demerito, ma per maturare e, quando sarà il momento, diventare una colonna portante della difesa nerazzurra. Un vero e proprio “Trust the process”, ovvero fidarsi del processo di crescita, in salsa interista. Intanto, aprofittando della pausa delle nazionali, il teutonico ha dimostrato tutte le sue qualità, segnando anche la rete del pareggio, nel Trofeo della Ricostruzione appena giocato a Bengasi contro l’Atletico di Madrid, poi perso ai calci di rigore.



