Andrea Abodi, ministro dello sport, ha risposto a qualche domanda in merito al caso che sta facendo discutere tutti, cioè, il caso Acerbi-Juan Jesus.
Giovedì 28 marzo è stato siglato il protocollo tra Sport e Salute e la Conferenza della Regioni e Province autonome, per lo sviluppo del sistema nazionale per il censimento degli impianti sportivi. Una firma negli uffici di Roma del ministro Andrea Abodi, alla presenza anche del presidente e dell’ad di Sport e Salute, Marco Mezzaroma e Diego Nepi Molineris e di Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza.
Questa firma dà la possibilità di coniugare gli articoli 33 e 117 della Costituzione. Questo protocollo concentra la sua attenzione su un fatto fondamentale. Cioè l’implementazione del censimento che attraverso questo accordo si evolverà in una banca dati sulle infrastrutture sportive. Una firma che è un atto politico, non formale per produrre effetti sul cittadino.
Andrea Abodi, ministro per lo Sport, ha commentato la decisione del Giudice Sportivo di assolvere il difensore dell‘Inter dalle accuse di razzismo di Juan Jesus:
“Una sentenza è il frutto delle valutazioni di ciò che è stato riportato. Mi auguro che chi ha giudicato abbia avuto tutte le informazioni utili per farlo e mi auguro che Acerbi sia in pace con la sua coscienza”.
Poi è passato alla decisione del Napoli di togliere le patch contro il razzismo. Dicendo che bisogna sforzarsi di rimanere tutti insieme in questo momento un po’ difficile.
Inter, Andrea Abodi si esprime sul caso Acerbi-Juan Jesus
Il misistro dello sport Andrea Abodi ha risposto a delle domande sulla gestione da parte del giudice sportivo del caso Acerbi-Juan Jesus.
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È stata l’occasione per ascoltare le parole del ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, sul caso Acerbi e sulla decisione del Giudice Sportivo di assolvere il difensore dell’Inter dalle accuse di razzismo di Juan Jesus:
“Sul tema del razzismo io non voglio aggiungere nulla, non vorrei soltanto rincorrere la cronaca, ma vorrei anticiparla. E dire che siamo contro il razzismo lo ritengo a questo punto non scontato, ma non mi soddisfa. Mi auguro che chi ha giudicato abbia avuto tutte le informazioni utili per farlo e mi auguro che Acerbi sia in pace con la sua coscienza”. Sulla decisione del Napoli di togliere le patch contro il razzismo dalla maglia, il ministro ha spiegato: “Comprendo l’amarezza, partendo dal rispetto nei confronti di Juan Jesus, però ritengo che bisogna fare uno sforzo per rimanere tutti insieme a contrastare un fenomeno che non si può contrastare disarticolati e che anche in una situazione come questa ha bisogno di compattezza. La sentenza sul caso è chiara? Esprimere un parere da parte mia è sempre inappropriato sul tema tecnico. Io ho espresso due pareri di principio e poi ognuno legge una sentenza per come vuole leggerla o per gli strumenti culturali che ha. D’altro canto una sentenza è il frutto delle valutazioni di ciò che è stato riportato. E in altre sentenze il dispositivo tecnico non ha avuto bisogno di prove certe per giungere a una condanna. Non è un caso che io abbia detto ‘mi auguro che le informazioni e la documentazione messa a disposizione di chi ha giudicato sia stata effettivamente esaustiva’. Ma il dato principale rimane quello della responsabilità individuale”.
Così Andrea Abodi parlando del momento difficile del sistema calcio:
“Mi preoccupa la disarticolazione. Molto spesso si parla di sistema calcistico, ma è evidente che c’è bisogno di armonia e sintonia, anche nella differenza di interessi e posizioni. Quello che manca è la capacità di far emergere l’interesse comune, non si può proseguire ognuno per conto proprio. Un sistema così fallisce. E non è solo un dato legato ai fallimenti finanziari, ma a quello della credibilità e della reputazione. Spesso ci si nasconde dietro al fatto che la passione popolare è inesauribile, ma questo dato non deve essere un elemento di copertura dei problemi, ma di responsabilizzazione. Il fatto che nonostante gli stadi inadeguati e la crisi che coinvolge anche il settore arbitrale, la gente continui così numerosa ad andare a vedere le partite, deve essere un ulteriore elemento di responsabilità, ma io questa attenzione non la noto. Altrimenti ci metteremo tutti più a disposizione degli altri”.



